Dimmi che non può finire di Simona Sparaco

Titolo: Dimmi che non può finire

Autore: Simona Sparaco

Casa Editrice: Einaudi

Anno di edizione: 20 ottobre 2020

Pagine: 312

Prezzo: 18,00 euro

Autore della recensione: Silvia Menini

Il giorno in cui scoprii di avere una specie di superpotere era il 12 giugno del 1990. Il muro di Berlino era caduto da pochi mesi e i mondiali di calcio quell’anno si disputavano nel nostro Paese, ma io non seguivo né il mondo né il calcio, perché avevo dieci anni e mi interessavano soltanto due cose: un cucciolo di cane spelacchiato che dormiva ogni notte nel mio letto, e i numeri.

Amanda, la protagonista di questo emozionante romanzo, crede di avere un potere speciale che si esplica attraverso il suo amore verso i numeri.

Se i numeri mi venivano incontro, lo facevano sempre in serie per formare una data, e per avvertirmi che una felicità appena scoperta sarebbe finita per sempre.

È convinta, infatti, di poter conoscere in anticipo il giorno in cui ogni gioia presente nella sua vita finirà. Un potere che le si è svelato fin da piccola, quando il padre ha abbandonato lei e la madre destinandole a una vita fatta di rancori e tristezza. È appurato che in ogni situazione che la rende felice le cifre arrivano in serie e puntuali indicandone la data di scadenza. Quindi tanto vale essere prudenti e sottrarsi fin dal principio a qualsivoglia situazione felice e arrendersi al non concedersi al sognare. A che pro, del resto? Ogni fallimento, sconfitta e delusione la affida ai numeri e così li giustifica, in un certo modo, sollevandosi da un più profondo esame di coscienza e quasi a liberarsi dall’onere di prendere in mano, una volta per tutte, la propria vita.

– E quindi tu non vuoi essere felice perché poi finisce? E ti sembra una cosa buona? – domandò.

Fui spiazzata da come era arrivato dritto al punto.

– Se tengo a qualcosa, so quando finirà e anche che questo mi farà soffrire.

Allora lui, con gli occhi che parevano quasi più grandi, mi disse una frase che non avrei mai dimenticato: – Sì, ma tanto poi ricomincia.

Questo l’ha portata a non avere un fidanzato e pochissimi amici: una soubrette cinica e avvenente e una vicina che è pure la sua psicoterapeuta. Vive ancora con la madre che, sconfitta dalla vita, vegeta sul divano e che Amanda chiama per nome per non coinvolgersi forse troppo emotivamente con quella donna da cui cerca in ogni modo di prendere le distanze.

L’ennesima conferma del suo rapporto speciale coi numeri arriva quando perde il lavoro e Amanda accetta di occuparsi di un bambino di sette anni anche se non prova grande coinvolgimento verso i bambini in generale. Ma forse, avere un lavoro che l’appassiona, le può garantire quella stabilità lavorativa che sembra non riuscire a raggiungere altrimenti.

Samuele però le somiglia più di quanto si aspetti: un po’ disadattato, orfano di madre e bisognoso di amore e, grazie a lui e a suo padre Davide, Amanda ha l’opportunità di affrontare i punti cardine della propria vita fino a quando la vita non le pone di fronte una nuova sfida: una nuova data di scadenza. È meglio rinunciare e abbandonare la partita senza troppi rischi o mettersi definitivamente in gioco e vedere dove tutto ciò la porta?

Simona Sparaco ancora una volta punta dritta al cuore del lettore con una penna raffinata, delicata che è poesia. Dimmi che non può finire è una storia di rinascita e di speranza. Una protagonista che si nasconde dietro all’alchimia dei numeri che giustificano ogni sventura che le capita. Ma un bambino e il suo papà arrivano a forzare un destino che sembrerebbe già scritto e definito. Amanda è così a un bivio e solo lei può decidere se evitare una dolora deriva della sua vita e prendere una volta per tutte la piena responsabilità della sua vita e fidarsi di tutto ciò che di positivo le ha da offrire.

Abbinamento (Sommelier Silvia Menini)

Ecco in abbinamento per questo emozionante romanzo un vino che è una vera e propria armonia di contrasti attraverso l’eterogeneità di caratteri, stili e sfumature che rendono ricco e affascinante un luogo come l’Alto Adige, con le sue eccellenze e cultura.

Azienda: Alois Lageder

Vino: Haberle

Denominazione: Alto Adige Pinot Bianco DOC

Tipologia: Bianco

Vitigno: pinot bianco 100%

Annata: 2018

Gradazione alcolica: 12%

Temperatura di servizio: 8-10°

Vista: Giallo paglierino

Olfatto: Il naso è aromatico, con rimandi alla mela gialla e alla pesca a polpa bianca. Sfumature minerali completano l’olfattiva.

Gusto: In bocca è di buon corpo, scorrevole, ben lavorato nella spalla acida e di buona persistenza.

Abbinamenti: Ideale per accompagnare la cucina a base di pesce, è ottimo con il branzino in crosta di pane.

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