Titolo: Una di famiglia
Autore: Freida McFadden
Casa Editrice: Newton Compton
Anno di edizione: 2024
Pagine: 320
Prezzo: 3,90 euro
Autore della recensione: Silvia Menini
Ho appena concluso Una di famiglia di Freida McFadden e posso dire che è stato un thriller psicologico capace di coinvolgermi molto più di quanto mi aspettassi all’inizio.
La storia ruota attorno a una giovane donna che entra a far parte di una famiglia apparentemente perfetta, in una casa elegante e in un contesto che dall’esterno sembra rassicurante. Fin dalle prime pagine si percepisce però che qualcosa non torna: piccoli dettagli, atteggiamenti ambigui e silenzi sospetti creano un senso di disagio sottile ma costante. L’autrice costruisce con calma l’atmosfera, presentando i personaggi e le dinamiche familiari, e accompagnando il lettore dentro una quotidianità che piano piano rivela crepe sempre più evidenti.
Nella prima metà del libro, lo ammetto, ho avuto la sensazione che la trama fosse piuttosto lineare e quasi prevedibile. Non era chiaro dove la storia volesse arrivare e questo poteva far pensare a un thriller come tanti altri. Proprio questa apparente semplicità, però, si rivela una scelta narrativa molto intelligente. Superata la metà del romanzo arriva infatti una svolta che cambia completamente la prospettiva del lettore e dà un nuovo significato a ciò che si è letto fino a quel momento. Da lì in poi la suspense aumenta in modo deciso e diventa difficile smettere di leggere.
Ho apprezzato molto il modo in cui Freida McFadden gioca con le aspettative, portando chi legge a fidarsi di certe impressioni per poi ribaltarle con grande efficacia. Il cambio di punto di vista e le rivelazioni progressive rendono la seconda parte del libro particolarmente intensa e sorprendente.
In conclusione, Una di famiglia è un thriller che consiglio a chi ama le storie psicologiche, le tensioni sottili e i colpi di scena ben costruiti. Anche se l’inizio può sembrare più lento e quasi banale, è proprio questo contrasto a rendere la parte finale ancora più potente e memorabile.
Abbinamento (Sommelier Silvia Menini)
Per qusto thriller ho scelto un vino rosso elegante ma ingannevole, ad esempio un Pinot Nero.
Perché proprio questo? All’inizio è morbido, leggero, facile da bere, proprio come la prima parte del libro che sembra quasi semplice e prevedibile. Poi, man mano che resta nel bicchiere, emergono note più profonde, speziate, complesse: proprio come la seconda metà del romanzo, quando la storia cambia tono e diventa più intensa. È un vino che ti sorprende senza essere aggressivo, esattamente come il colpo di scena di McFadden.
Azienda: Tramin
Vino: Pinot Nero
Tipologia: Rosso
Annata: 2024
Denominazione: Alto Adige Pinot Nero DOC
Vitigno: 100% Pinot Nero
Gradazione: 13,5%
Temperatura di servizio: 16/18°C
Vista: Il Pinot Nero si presenta di color rubino con lievi sfumature granate
Olfatto: ha il profumo fresco e accattivante dei piccoli frutti di bosco.
Gusto: In bocca è succoso, con una trama tannica che regge bene insieme al residuo zuccherino, tanto da allungarne la persistenza in un sorso molto fruttato.
Abbinamenti: Un vino piacevole sempre, meglio durante il pasto se accompagnato con arrosti di carne e formaggi piccanti

