Le cose che non so di te di Cistina Baker Kline

le cose che non so di te

Titolo: Le cose che non so di te

Autore: Christina Baker Kline

Casa Editrice: Giunti

Anno di edizione: 2014

Pagine: 318

Prezzo: 12 euro

Autore della recensione: Silvia Menini (recensione tratta da MRS)

Io credo nei fantasmi. Sono loro che ci perseguitano, le persone che ci hanno lasciato. Molte volte nella vita li ho sentiti intorno a me, che mi osservavano, testimoni di ciò che nessuno al mondo sapeva o voleva sapere. Ho novantuno anni e quasi tutti coloro che un tempo facevano parte della mia vita adesso sono spiriti. A volte i fantasmi si sono rivelati più reali delle persone in carne e ossa, più reali di Dio. Riempivano il silenzio con la loro presenza, calda e corposa, come pane che lievita sotto un panno. La nonna, con gli occhi gentili e la pelle che profuma di talco. Papà che ride, per una volta sobrio. La mamma che canticchia fra sé. Queste incarnazioni della mente non conoscono l’amarezza, l’alcolismo, la depressione, e mi consolano e proteggono dopo la morte come non hanno mai fatto in vita. Sono giunta alla conclusione che sia questo il paradiso: un luogo nella memoria degli altri dove la parte migliore di noi continua a vivere.

Le cose che non so di te racconta la storia di una grande amicizia. Che va oltre l’età. Ma che incanta e commuove. Un’amicizia che nasce da una comunione di vissuto, di sofferenza, di paure. Da un senso di appartenenza che non c’è, ma di cui si sente la mancanza.

Molly ha solo diciassette ma il suo animo è sempre propenso alla ribellione e si caccia sempre nei guai. È in affido da due genitori che sembrano non accettarla né, tantomeno, renderle le cose facili. Quando viene scoperta a rubare Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, è costretta ai servizi sociali. Inizia così il suo numero di ore che le permetteranno di riscattarsi con la giustizia, presso un’anziana signora, aiutandola a fare ordine in soffitta. Molly non parte certo con il piede giusto, ma Vivian è sicuramente una donna speciale, con un vissuto che la rende molto vicina a Molly. Due donne molto diverse da loro ma con qualcosa in comune: il dolore e la conoscenza della perdita e della solitudine. Un parallelismo che si riflette nell’alternarsi dei capitoli: il passato (il 1929-1930) contro il presente (2011).

Ora dopo ora, giorno dopo giorno, le due donne impareranno a conoscersi, ad accettarsi e a scoprire di avere qualcosa di molto profondo che le unisce. Anche Vivian, come Molly, è infatti rimasta sola da piccola, e come tanti altri bambini, venne messa sul “treno degli orfani” da New York a Chicago, diretti poi nelle praterie statunitensi per trovare una famiglia che l’accogliesse, mentre, tutto ciò che di norma trovavano erano famiglie che speravano di acquisire manodopera, spesso maltrattando i bambini e facendoli crescere in condizioni ben peggiori di quelle che avevano lasciato. Vivian, con la sua storia disarmante e toccante, riuscirà ad aiutare Molly a prendersi in carico la propria vita, ma anche Molly avrà la sua occasione per ricambiare e risolvere il mistero che per tanti anni l’ha perseguitata.

Un libro che affronta un tema non sempre conosciuto: quello di moltissimi bambini che, abbandonati o rimasti orfani, hanno intrapreso uno dei viaggi più difficili, alla ricerca di una famiglia che li accogliesse e gli donasse calore e amore, trovando invece spesso percosse, fame, freddo e duro lavoro. Un romanzo che commuove e fa riflettere, che lascia in bocca il sapore della Storia, senza averne la pesantezza e la gravità.

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ABBINAMENTO VINO: (Sommelier Antonio)

Poco tempo fa mi è capitato di degustare, nel giro di pochi giorni e in due serate diverse, lo stesso vino ma di due annate molto distanti tra di loro: 2008 e 1990. La prima ancora giovane, dal carattere spigoloso da smussare; la seconda con un bagaglio di esperienza e maturità ma ancora tanta energia da essere di esempio per le nuove generazioni… Siamo in Borgogna, nella Cote d’Or, piccola regione francese dove si produce il miglior pinot nero del mondo.

 

Zona: Borgogna (Francia)

Vino: Clos Vougeot

Tipologia: Rosso

Denominazione: Clos Vougeot AOC – Grand Cru

Vitigno: Pinot Nero

Temperatura di servizio: 14° il 2008, 16° il 1990

 

Esame visivo: colore poco intenso tipico del pinot nero per entrambe le annate, con riflessi aranciati che iniziano a farsi notare nell’annata 1990.

Esame olfattivo: il 2008 inizia già a far sentire le prime note evolute di cioccolata, liquirizia, polvere bagnata e zolfo; il 1990 nella sua complessità di aromi mantiene ancora vivi i sentori di frutta matura e spezie dolci.

Esame gusto-olfattivo: il 2008 presenta un tannino vigoroso, non ha ancora raggiunto l’equilibrio ma la sua trama e il finale lungo sono una garanzia per il futuro; il 1990 dimostra tutta la sua maturità, eleganza e rotondità, ma la freschezza ancora evidente è un segnale che non ha ancora finito la sua strada e che non bisogna temere di tenerlo ancora per un po’ in cantina.

Abbinamenti: a sorpresa ottimo il 1990 con un antipasto caldo misto di pesce azzurro; il 2008 si adatta bene con piatti di carne non troppo aromatizzati.

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