Il fattore gatto di Piergiorgio Pulixi

Titolo: Il fattore gatto

Autore: Piergiorgio Pulixi

Casa Editrice: Marsilio

Anno di edizione: 2026

Pagine: 544

Prezzo: 18 euro

Autore della recensione: Silvia Menini

Ci sono libri che, nonostante il numero di pagine, riescono a farsi leggere con una sorprendente facilità. Il fattore gatto di Piergiorgio Pulixi è uno di questi. 544 pagine che scorrono veloci, grazie a una trama ben costruita, a un gruppo di personaggi ai quali è facile affezionarsi e a un mistero che riesce a mantenere alta la curiosità fino alle ultime pagine.

Con questo romanzo Pulixi torna nell’universo della libreria Les Chats Noirs e di Marzio Montecristo, insieme agli ormai affezionati “investigatori del martedì” e agli inseparabili gatti Marple e Poirot. È il terzo capitolo della serie iniziata con La libreria dei gatti neri e proseguita con Se i gatti potessero parlare, ma il romanzo può essere apprezzato anche per la qualità dell’indagine e dei personaggi, al di là della continuità della serie.

La trama

Marzio Montecristo, libraio burbero e decisamente poco amante dei matrimoni, si trova coinvolto in una situazione che ha dell’incredibile.

Valérie de Gramont entra nella libreria Les Chats Noirs con una richiesta fuori da qualsiasi immaginazione: acquistare tutti i libri presenti e trasferire l’intera libreria nel luogo in cui si celebrerà il suo matrimonio. Il matrimonio è quello con l’inglese Thomas Stuart e la location scelta è Serpentara, un isolotto selvaggio della Sardegna meridionale che, per l’occasione, viene trasformato in un esclusivo villaggio di lusso.

Marzio raggiunge l’isola insieme ai suoi due gatti neri, Marple e Poirot, e agli “investigatori del martedì”. Ad aspettarli trovano qualcosa di surreale: una riproduzione a grandezza reale della libreria Les Chats Noirs, inserita in mezzo a un residence di lusso, un ristorante e tutte le strutture necessarie per celebrare un matrimonio decisamente fuori dall’ordinario.

Ma l’atmosfera da favola dura molto poco.

Un brutale omicidio sconvolge la festa e trasforma l’isola in una sorta di scena del crimine a cielo aperto. Il mare diventa un confine quasi invalicabile e, soprattutto, restringe il campo dei sospettati: chi si trova sull’isola può avere un ruolo nella vicenda e praticamente tutti sembrano avere qualcosa da nascondere.

Le due famiglie degli sposi sono ricchissime e apparentemente impeccabili, ma dietro l’eleganza e i sorrisi di circostanza si nascondono rivalità, interessi economici, eredità, contratti, vecchi rancori e segreti. A questi si aggiungono amori clandestini, tradimenti e possibili ricatti.

Marzio e gli investigatori del martedì dovranno quindi cercare di capire chi abbia avuto un motivo per uccidere e, soprattutto, quale segreto si nasconda realmente dietro quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione dell’amore.

Pulixi costruisce così un classico giallo a enigma, con un gruppo di persone isolate in un luogo dal quale è difficile uscire e un assassino che potrebbe nascondersi tra loro. Non è casuale il richiamo alla tradizione di Agatha Christie e, in particolare, a Dieci piccoli indiani.

Un giallo che funziona

La prima cosa che colpisce leggendo Il fattore gatto è la sua scorrevolezza.

544 pagine possono sembrare tante, soprattutto per un giallo, ma nel corso della lettura il numero quasi scompare. La storia procede senza appesantimenti, alternando l’indagine alle vicende personali dei protagonisti e alle numerose sottotrame che si sviluppano intorno al matrimonio.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente.

Pulixi non si limita a costruire un meccanismo investigativo finalizzato esclusivamente alla scoperta dell’assassino. Il giallo è infatti accompagnato da una forte componente umana, elemento che ritrovo spesso nei suoi romanzi e che, anche in questo caso, contribuisce a rendere la storia più ampia e interessante.

I personaggi non sono semplicemente pedine disposte sulla scacchiera del mistero: hanno rapporti, fragilità, rancori, desideri e storie personali che finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con l’indagine.

A questo si aggiunge il gruppo degli “investigatori del martedì”, che rappresenta ormai una delle caratteristiche più riconoscibili della serie. Sono personaggi molto diversi tra loro, ben caratterizzati, con personalità definite e facilmente riconoscibili. È semplice entrare in empatia con loro e, soprattutto, avere la sensazione di ritrovare un gruppo di vecchi conoscenti.

Anche Marzio Montecristo continua a essere un protagonista particolare: burbero, ironico, poco incline alle convenzioni ma capace di mostrare una sensibilità che emerge soprattutto nel rapporto con le persone e con i suoi inseparabili compagni felini.

Un mistero tutt’altro che banale

Il punto di forza del romanzo rimane comunque l’indagine.

Il mistero è costruito in modo da fornire al lettore diversi possibili moventi e numerosi sospetti, senza rendere troppo facile individuare la soluzione.

Segreti, bugie, rivalità familiari, interessi economici, passioni e tradimenti si sovrappongono progressivamente e contribuiscono a creare una trama nella quale è difficile capire quali elementi siano realmente importanti e quali, invece, siano semplicemente delle distrazioni.

Le numerose sottotrame non appaiono quindi inserite soltanto per allungare il romanzo, ma contribuiscono a costruire una vicenda di ampio respiro e a dare maggiore profondità ai personaggi.

Ho apprezzato soprattutto il modo in cui Pulixi riesce a mantenere il dubbio fino alla fine. Anche quando il lettore pensa di aver individuato una possibile soluzione, rimane sempre la sensazione che manchi ancora qualche tassello.

E in un giallo questo è fondamentale: la voglia di continuare a leggere per capire come andrà a finire.

Il fattore umano

Al di là dell’indagine, quello che rende piacevole la lettura è proprio il fattore umano.

Come spesso accade nei romanzi di Pulixi, dietro il delitto non ci sono soltanto indizi e moventi, ma persone con le loro debolezze e contraddizioni.

Il matrimonio, con la sua ostentazione di ricchezza e perfezione, diventa quasi una vetrina dietro la quale si nasconde una realtà molto diversa. L’apparenza conta, ma sotto la superficie emergono tensioni, invidie, interessi e rapporti tutt’altro che limpidi.

Anche la libreria, elemento centrale dell’intera serie, assume un ruolo particolare. Trasportare Les Chats Noirs su un’isola per trasformarla nel cuore di un matrimonio è un’idea originale e contribuisce a creare quell’atmosfera particolare che mescola giallo classico, ironia e amore per i libri.

E naturalmente non possono mancare Marple e Poirot, i due gatti neri che sono ormai parte integrante dell’identità della serie.

La mia opinione

Il fattore gatto mi è piaciuto soprattutto per la capacità di Pulixi di costruire un giallo che non vive soltanto dell’indagine.

Nonostante le 544 pagine, il libro si legge tutto d’un fiato ed è molto scorrevole. La trama è articolata ma mai eccessivamente pesante e le numerose sottotrame contribuiscono a darle un respiro più ampio.

Ho ritrovato con piacere gli “investigatori del martedì”, tutti personaggi ben caratterizzati con i quali si entra facilmente in empatia, e ho apprezzato ancora una volta il modo in cui l’autore intreccia il mistero con il fattore umano.

Il giallo, inoltre, non è affatto banale: il mistero è ben costruito, i sospetti si moltiplicano e il lettore deve arrivare praticamente alla fine prima di poter mettere insieme tutti i pezzi.

È quindi una lettura che consiglio a chi ama i gialli classici, le indagini corali e le storie in cui, oltre al “chi è stato?”, conta anche capire cosa si nasconde dietro le persone e i loro comportamenti.

Un altro giallo, un’altra indagine per gli investigatori del martedì e un’altra piacevole permanenza tra gli scaffali della libreria Les Chats Noirs.

Un libro ben costruito, scorrevole e piacevole da leggere, che riesce a intrattenere senza rinunciare alla componente umana che, personalmente, considero uno degli aspetti più interessanti della scrittura di Piergiorgio Pulixi.

Abbinamento (Sommelier Silvia Menini)

🍷 Il vino da abbinare: Vermentino di Sardegna DOC “Cala Reale” – Sella & Mosca
Un vino fresco e sapido, profondamente legato alla Sardegna, perfetto per accompagnare un romanzo che proprio nell’isola ambienta il suo mistero. Una scelta che richiama il mare di Serpentara e crea un curioso contrasto con la parte più oscura della storia.

Azienda: Sella & Mosca

Vino: Casa Reale

Tipologia: Bianco

Denominazione: Vermentino di Sardegna DOC

Vitigno: vermentino 100%

Annata: 2025

Gradazione: 13%

Temperatura di servizio: 8/10°C

Vista: Paglierino concentrato nella nuova annata

Olfatto: Cala Reale di Sella & Mosca profuma di fiori bianchi e frutta fresca, legati da un filo di erbe mediterranee.

Gusto: In bocca è fresco e sapido, con quella timbrica minerale che arriva dritta dai terreni calcarei del nord-ovest sardo – freschezza e spessore insieme, non così scontati in un vermentino.

Abbinamenti: Apritelo su una frittura di paranza, un’insalata di polpo tiepida, gli spaghetti alle vongole. Oppure portatelo in spiaggia con un cous cous di pesce.

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