L’analfabeta che sapeva contare di Jonas Jonasson

l'analfabeta che sapeva contare

Titolo: L’analfabeta che sapeva contare

Autore: Jonas Jonasson

Casa Editrice: Bompiani

Anno di edizione: 2013

Pagine: 482

Prezzo: 19 euro

Autore della recensione: Silvia Menini (recensione tratta da MRS)

 

È uscito da poco al cinema il film “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”. Un enorme successo letterario che ha portato Jonas Jonasson alle vette. Si è quindi cimentato in un secondo libro, altrettanto surreale. Sì, perché i suoi libri hanno tutti la caratteristica di narrare storie assurde ma talmente divertenti che per un momento ci si domanda se non siano successe davvero. Un modo di scrivere che ha necessariamente bisogno di un determinato modo di leggere, e cioè lasciarsi andare e accettare le esagerazioni, le storie strampalate, personaggi assurdi e la vita che, alla fine, fa sempre quello che vuole.

L’analfabeta che sapeva contare vede come protagonista Nombeko, una bambina nata a Soweto, in Sudafrica. Non sa né leggere né scrivere ma è molto curiosa, non sta mai ferma e ha una capacità sorprendente con i numeri e le equazioni più complesse.

Siamo tra gli anni ’50 e ’60 e Nombeko lavora in una latrina dove è costretta a convivere con tutti i pregiudizi e le leggi dell’apartheid tipici dell’epoca, da lì passa a lavorare come inserviente in un’area militare di massima sicurezza, dove stanno progettando bombe atomiche e dove la sua presenza risulta essere fondamentale per il completamento dell’operazione. Quando riesce a fuggire, approda in Svezia, dove conosce due fratelli gemelli un po’ strampalati, ma caratterialmente talmente diversi che Nombeko si trova ad amare uno e a odiare l’altro. Proprio quest’ultimo segue le orme del padre ed è un fervente oppositore della monarchia, così come la sua fidanzata, perennemente arrabbiata con il mondo. Con loro ci sono anche tre ragazze cinesi che erano tenute prigioniere precedentemente con Nombeko e che sono scappate cogliendo al balzo l’occasione presentatasi, oltre a un ex militare americano convinto di essere perseguitato dalla CIA e che vive nascosto nella fabbrica dei due gemelli. In più, per una serie di vicissitudini, si ritrova anche in possesso di una bomba atomica. Peccato che il Re e il Primo Ministro non le vogliano rispondere al telefono e lei sia costretta a tenersela e scervellarsi ogni volta per trovare un modo per liberarsene.

Come ha fatto Nombeko a venire in possesso di una bomba atomica? Ma soprattutto… riuscirà a disfarsene prima di farla esplodere? Questo spetta a voi scoprirlo. Anche perché, spiegarvelo sarebbe troppo complicato e vi toglierei tutto il divertimento!

Così come nel primo libro, Jonasson ci insegna una grande lezione. Anzi, più di una: se ci si crede veramente le cose possono cambiare, anche con un problema che sembra insormontabile e all’apparenza irrisolvibile, una soluzione in qualche modo spunta sempre fuori. Ci viene insegnato che arrabbiarsi per partito preso contro tutto e tutti non serve. Bisogna essere propositivi e trovare soluzioni, porsi domande e instaurare dei dialoghi costruttivi. E ci insegna anche che anche i Re, nonostante le apparenze… sanno spellare una gallina.

Un romanzo inconfondibilmente splendido e Jonasson uno scrittore di favole per adulti che con la sua ironia e simpatia conquista fino all’ultima pagina.

 

Jonas Jonasson è nato in Svezia e vive a Ponte Tresa.
Giornalista e consulente media, sta scrivendo il suo secondo romanzo. Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, ai primi posti delle classifiche di vendita in Svezia per oltre un anno, è in corso di traduzione in oltre trenta paesi.È stato “Miglior libro dell’anno 2009” in Svezia; premiato dai librai svedesi con lo Swedish Book Seller Award 2009 (lo stesso che fu di Stieg Larsson) e vincitore dello Swedish Audio Prize 2009.
Dal romanzo è uscito da poco un film con un cast internazionale.

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ABBINAMENTO VINO: (Sommelier Silvia)

Equivoci e malintesi abbondano in questo libro. È la firma dell’autore, la sua nota caratteristica. Come abbinamento propongo un vino Sudafricano, in onore della protagonista, originaria proprio da questa terra. Un vino che inganna, però! Se vuoi bere un vero Riesling del Sudafrica, questo non è proprio quello giusto. Ci sono diversi vini che portano il nome “Riesling” con un suffisso, ma che invece non sono Riesling veri. Cape Riesling, Paarl Riesling, South Africa Riesling, Weisser Riesling e Rhine Riesling. Solo gli ultimi due sono effettivamente prodotti con uve Riesling, tutti gli altri no. Il Cape riesling, che ho scelto come abbinamento, è infatti prodotto da uve Crouchon Blanc, di origine francese, importata in Sudafrica a metà del diciannovesimo secolo e chiamato erroneamente Riesling.

Zona: Sudafrica

Vino: Theuniskraal Cape Riesling 2012

Azienda produttrice: Theuniskraal

Tipologia: Bianco

Titolo Alcolometrico: 12%

Temperatura di servizio: 10°

Vitigni: Crouchon Blanc

Esame visivo: All’occhio si presenta brillante, giallo paglierino, con riflessi verdolini e alcune pagliuzze dorate.

Esame olfattivo: All’olfatto si contraddistinguono sentori di mela verde, guava e nettarine, con un sottofondo floreale.

Esame gusto-olfattivo: In bocca si presenta fresco, secco e di corpo.

 

Abbinamenti: Perfetto da solo o da accompagnamento a insalate, pesce, pollo e piatti di pasta o formaggio fresco.

 

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