Dov’è finita Audrey? di Sophie Kinsella

Dov'è finita Audrey

Titolo: Dov’è finita Audrey?

Autore: Sophie Kinsella

Casa editrice: Mondadori

Anno di edizione: 2015

Pagine: 285

Prezzo: € 16,00

Siamo abituati a una penna diversa. Ma questa volta Sophie Kinsella ha lasciato da parte personaggi adulti e tematiche spesso frivole, per dedicarsi al genere Young Adult decisamente più serio e impegnato. Eh sì, perché in questo romanzo la Kinsella affronta il problema del bullismo tra adolescenti e di tutte le problematiche a esso connesse.

Audrey ha quattordici anni e non esce più di casa. Anzi, si nasconde dietro degli occhialoni scuri che l’aiutano a proteggersi dalle persone con cui non riesce più a interagire. Niente occhi negli occhi, niente dialoghi, niente giochi all’aria aperta. Il tutto come conseguenza di un qualcosa di brutto che le è capitato a scuola e di cui lei stessa (il libro è scritto in prima persona) non ne vuole parlare nemmeno al lettore.

Ne è rimasta segnata e ora segue una terapia per cercare di tornare ad avere fiducia in se stessa e negli altri, e superare gli attacchi d’ansia che non le permettono di condurre la vita che invece vorrebbe. I genitori sono preoccupati perché, sebbene l’abbiano tolta subito dalla scuola incriminata, tra non molto dovrà ritornarci per riprendere gli studi interrotti. Ma come fare per aiutarla se l’unico che riesce a guardare negli occhi è il fratellino più piccolo?

Gli occhi dei miei genitori… per carità. Sono pieni di preoccupazione e paura e di troppa consapevolezza. E anche di troppo amore, se capite cosa intendo. Se li guardo, è come se tutto mi arrivasse di nuovo addosso come un’onda gigante, mescolato alla loro rabbia, che hanno tutto il diritto di provare. Cioè, la rabbia ovviamente non è diretta a me, però. Comunque è tossica.

Il fratello Frank, più grande invece, è un altro cruccio per la famiglia. Perennemente attaccato ai videogiochi, sembra anche lui, a suo modo, aver perso il contatto con la realtà e cerca di giostrare la sua passione scansando le punizioni della madre un po’ isterica e iperprotettiva.

Quando Audrey incontra Linus, l’amico di giochi del fratello, sente che qualcosa dentro di lei cambia e una voglia di superare la malattia si impadronisce di lei. Il suo modo di comunicare con lui, condividendo le sue emozioni e paure, è alquanto bizzarro ma è l’unico che non la fa richiudere a riccio.

Audrey riesce ad aprirsi con il lettore, con il quale condivide i suoi tormenti e le sue angosce e piano piano riuscirà a farlo anche con il mondo che la circonda.

Mi sembra di emergere a poco a poco dalla nebbia e di cominciare a notare cose di cui non mi ero mai accorta. Quello che diceva la dottoressa Sarah è giusto: la malattia fa diventare egocentrici. Non vedi altro che te stessa. Ma adesso comincio a vedere quello che c’è intorno a me.

Un libro delicato, che tratta un argomento ostico, ma molto importante, con ironia e riesce a strappare più di un sorriso e anche, perché no, qualche risata. Il racconto di un percorso di un’adolescente verso la guarigione, raccontato in maniera frizzante e non pesante.

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Abbinamento (Sommelier Antonio Freda)

Per analogia a questo racconto abbiniamo un vino giovane prodotto in California nell’ormai consacrata Napa Valley, ma che potrebbe comunque subire degli atteggiamenti di “bullismo” da parte dei suoi coetanei, soprattutto francesi vista l’origine del vitigno… ma questo cabernet sauvignon, che ha potenzialità di invecchiamento superiore ai 20 anni, avrà tutto il tempo per farsi valere.

Azienda: Raymond Vineyards

Vino: Generations Cabernet Sauvignon

Tipologia: Rosso

Denominazione: Napa Valley

Vitigno: 97% Cabernet sauvignon, 3% Petit Verdot

Annata: 2012

Grado alcolico: 14,5%

Temperatura di servizio: 18°

Analisi visiva: rosso rubino intenso e luminoso.

Analisi olfattiva: profumo intenso con prevalenti note fruttate di frutti rossi piccoli, accompagnati da sentori di vaniglia e in sottofondo di caffè.

Analisi gusto-olfattiva: le durezze scalpitanti del vino, data la sua ancora giovane età, sono ben mitigate da una morbidezza favorita da 20 mesi di invecchiamento in barrique di primo passaggio. Finale lungo e piacevole.

Abbinamenti: brasato alla birra scura di costine di manzo.

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