In viaggio con Albert di Homer Hickam

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Titolo: In viaggio con Albert

Autore: Homer Hickam

Casa Editrice: Harper Collins

Anno di edizione: 2016

Prezzo: 16 euro

Autore della recensione: Silvia Menini

Fino a quando mia madre non mi ha parlato di Albert, non sapevo che lei e mio padre avevano intrapreso un viaggio avventuroso e pieno di pericoli per riportarlo a casa. Non sapevo come e perché si erano sposati, né cosa li aveva fatti diventare le persone che conoscevo.

E neppure sapevo che mia madre custodiva nel suo cuore un amore infinito per un uomo poi divenuto un famoso attore di Hollywood, né che mio padre ebbe modo di conoscerlo dopo avere combattuto un potente uragano, non solo ai tropici ma anche nel suo cuore. La storia di Albert mi ha insegnato queste e molte altre cose sui miei genitori e sulla vita che mi hanno fatto vivere, nonché sulla vita che tutti noi viviamo, anche quando non capiamo perché.

 

Homer Hickam racconta la storia del viaggio intrapreso dai suoi genitori nel lontano 1935, periodo nel quale la Grande Depressione aveva lasciato tutti spiazzati. Erano cresciuti entrambi a Coalwood, un bacino carbonifero nel West Virginia, si erano sposati e vivevano nella tipica routine di chi era almeno così fortunato di avere un lavoro e una casa in cui vivere. Gli uomini si alzavano all’alba e andavano a lavorare in miniera, esattamente come avevano fatto i loro padri e nonni, esponendosi a dei rischi quotidiani che li portava a non sapere se sarebbero tornati a casa vivi. La morte infatti era altrettanto quotidiana ma non potevano far altro che conviverci pur di non perdere il misero salario con cui riuscivano a malapena a sopravvivere.

Elsie Lavender e Homer Hickam (padre dell’autore) frequentavano lo stesso liceo e, quando lui le aveva chiesto di sposarlo, il cuore di lei apparteneva ad un altro ragazzo di nome Buddy Ebsen, che preferì però la promettente vita che gli offriva Orlando, dove aveva iniziato a lavorare come attore e ballerino. Poi Buddy si trasferì a New York e a Elsie non rimase che accettare di sposare Homer. Ma come dimenticare la vita che gli era sfumata tra le mani? E infatti, Elsie, non l’ha mai dimenticato, vivendo nel rimpianto e nei ricordi per anni. E ad aiutarla in questo suo vivere nel passato c’era Albert, il regalo di nozze fattole proprio da Buddy. Un alligatore vero e proprio, cresciuto nel bagno di casa, e che è diventato una specie di figlio surrogato per Elsie. Homer lo sa che Albert rappresenta per lei molto di più e lo ha sempre accettato ma ad un certo punto non ce la fa più e decide di dare l’aut aut a sua moglie. O lui o Albert. Elsie, dopo essersi presa una pausa di riflessione, decide di optare per il marito ma ad una condizione: che Albert possa tornare a casa, in Florida. E così, nella speranza di liberarsi una volta per tutte del passato, Homer accetta di prendere due settimane di ferie per riportare a casa l’alligatore e poter ricominciare a vivere serenamente con la moglie, ignorando però che Elsie ha ben altro in mente…

Un romanzo divertente, spensierato, anche quando affronta i temi più difficili come la povertà e la Grande Depressione. Un libro incentrato sull’amore di un uomo per la propria moglie e i sogni di una moglie che sono rimasti incompiuti e la voglia di riscatto che non riesce a placarsi nemmeno dopo anni. Le avventure esilaranti che i tre vivranno, ma anche i momenti drammatici, impregnano le pagine e lasciano incollati fino alla fine del libro.

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Abbinamento (Sommelier Antonio Freda)

E’ difficile immaginare i coniugi Hickam sorseggiare del vino in viaggio o nella loro casa sperduta nel West Virginia, alle prese con un alligatore, tra l’altro in un periodo storico caratterizzato da ristrettezze economiche che non permettevano certamente di concedersi delle bottiglie importanti; magari non avevano nemmeno le conoscenze minime per poter apprezzare la qualità in un vino… così per questa occasione facciamo una deviazione e ci inoltriamo nell’intrigante mondo dei cocktail per assaggiare un prodotto inventato proprio negli Stati Uniti negli anni ’30: il “Fifty-Fifty”. Era un cocktail di semplice preparazione, ma dal gusto secco e deciso, da servire molto fresco come aperitivo: gin e vermouth in parti uguali, conditi da una scorza di limone nel bicchiere. A quei tempi si utilizzava spesso il vermouth francese e, quando successivamente vennero modificate le dosi (con predominanza del gin), il cocktail cambiò il suo nome in “Gin & French”. E chissà che non l’abbia bevuto anche l’altro protagonista del libro, l’attore e ballerino Buddy, in una delle tante serate mondane trascorse a New York.

Nome: Gin & French

Tipologia: Cocktail pre/after dinner

Composizione: 6/10 Gin, 4/10 Vermouth Dry

Preparazione: mescolare le due bevande in un mixing glass ricolmo di ghiaccio e servire solo in liquido nella classica coppa da cocktail con gambo alto, mantenuta precedentemente in congelatore, con aggiunta di una scorza di limone.

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